Attualità e Cronaca Rosa

Strage di Bologna 2 agosto 1980 – Politica assente alla commemorazione

03-08-2011

Strage di Bologna 2 agosto 1980 – Politica assente alla commemorazione

Commemorata ieri la strage alla stazione di bologna. Attentato ancora senza mandanti. “Non ho parole, siamo di fronte all’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia“. Nel 1980 si esprimeva così Sandro Pertini, l’allora Presidente della Repubblica, in merito alla strage nella stazione di Bologna.

Oggi il capoluogo emiliano ricorda il giorno più nero della sua storia, quel 2 agosto di trentun’anni fa. Gente che corre, valigie, partenze, ritorni, addii, lacrime, sorrisi e abbracci nella stazione di Bologna, lo snodo ferroviario più importante dell’Italia centro-settentrionale. Erano le 10: 25 quando una bomba contenuta in una valigia nella seconda sala d’aspetto della stazione esplode. Crolla tutta l’ala ovest dell’edificio. Lo scoppio investe anche il treno Ancona- Chiasso in stallo al primo binario. Macerie, detriti, lamiere. Si conteranno 85 morti e 200 fra feriti e mutilati. La città si mobilita prontamente. Tutti prestano i primi soccorsi alle vittime. Privati cittadini mettono  a disposizione la loro auto per fare la spola fra la stazione e gli ospedali. Medici ed infermieri rientrano dalle ferie. L’autobus 37, adibito ad ambulanza, diventa il simbolo della tragedia, insieme all’orologio della stazione. Quel maledetto orologio che ancora oggi, dopo 31 anni, è fermo alle 10:25, come per ricordare a noi tutti che non dobbiamo dimenticare. È inevitabile un sorriso amaro quando si vedono i turisti, che dinanzi a quell’orologio si guardano sconcertati, confrontano l’ora con i  loro orologi, tirano fuori i cellulari per capire bene che ora sia. Loro non sanno, non possono sapere.

Sono passati tanti anni, ma oggi come ogni anno, Bologna ricorda la strage. Il piazzale di fronte alla stazione è gremito di gente. Si piange ancora ricordando le vittime. Alle 10:25 il treno sul binario 1 fischia tre volte per dare inizio al minuto di raccoglimento. Una città solitamente caotica e rumorosa si ferma. Il silenzio è assordante.

Le polemiche però sono inevitabili. Paolo Bolognesi, il presidente dell’Associazione familiari delle vittime, accusa il premier Silvio Berlusconi: “Il 9 maggio di quest’anno Berlusconi disse solenne: ‘Apriamo gli armadi della vergogna’. Invece niente, non un documento è stato trasmesso alla Procura di Bologna. Vuol dire che quelle parole le ha pronunciare solo per apparire sui giornali“. È durissimo Bolognesi con Berlusconi. Gli rimprovera di non aver mantenuto le promesse sull’attuazione della legge 206 per il risarcimento alle vittime e gli rimprovera i suoi continui attacchi alla magistratura, la stessa che fra mille difficoltà e depistaggi cerca ancora di scoprire la verità sulla strage di Bologna. Ma il premier non è l’unico a  finire nel mirino delle polemiche. Il gonfalone del Comune di Roma c’è, ma in molti si chiedono perché non abbia deciso di partecipare anche il sindaco della Capitale Gianni Alemanno.

Più cauto Virginio Merola, il neo sindaco di Bologna, che commenta così la decisione di non inviare alcun esponente dell’esecutivo alla commemorazione: “Si possono anche non avere risposte nuove, ma non si può mancare di rispetto ai famigliari delle vittime e alla città. Si deve avere il coraggio delle proprie responsabilità. E bisogna saper guardare oltre i fischi. Colpisce la mancanza di intelligenza del cuore, che impedisce di vedere come questo giorno sia sentito dai bolognesi“.

Elisa Renna

Cosa ti piace?

cosa ne pensi?