Attualità e Cronaca Rosa

Universitario suicida a Roma – indietro con gli esami decide di farla finita

15-06-2011

Universitario suicida a Roma – indietro con gli esami decide di farla finita
È successo a Roma. Uno studente universitario si è suicidato martedì scorso perché era indietro con gli esami e aveva detto alla famiglia che mancava poco alla laurea. Purtroppo non è la prima volta che si sente una storia simile.
Aveva 25 anni, studiava giurisprudenza alla Luiss. I familiari si stavano preparando per il giorno della laurea del ragazzo. Ma in realtà doveva ancora sostenere una ventina di esami. Questo probabilmente è stato il motivo scatenante che l’ha spinto a compiere un gesto così estremo. Non è riuscito a confessare alla sua famiglia la sua reale situazione universitaria e che in realtà aveva mentito per mesi. Ha preferito buttarsi sotto la metro della Stazione Tiburtina piuttosto che deludere le aspettative della sua famiglia.
Il rettore della Facoltà è intervenuto sul caso, dichiarando che l’università Luiss si rivolgerà al garante della privacy per trovare una formula che consenta di comunicare direttamente con le famiglie nel caso di studenti maggiorenni con situazioni universitarie critiche. Le famiglie devono sapere. Conoscevano la situazione del ragazzo: molte volte era stato contatto dal servizio ‘Luiss ti ascolta’ fatto da psicologi e funzionari (servizio tra l’altro gratuito, un vero e proprio spazio di dialogo, ascolto e riflessione). L’ultimo colloquio si è svolto lo scorso settembre e anche in quel caso il ragazzo aveva promesso che avrebbe ripreso a sostenere gli esami.
Il diritto alla privacy impedisce alle facoltà di avvisare le famiglie quando si presentano casi di ragazzi che non sostengono esami o comunque con situazioni universitarie critiche e spesso vi è un problema legato alla percezione dell’università che in alcuni casi è vista come una struttura talmente dura da essere costretti a mentire. Per questo motivo i principali atenei hanno tutti attivato il servizio di counseling. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha commentato dicendo che non è possibile trattare come minorenni gli studenti universitari. Sono le famiglie che devono vigilare di più, essere più vicine ai propri figli. Gli esami sono atti pubblici e i familiari hanno la possibilità di informarsi.
Penso che alla base di certe azioni estreme ci sia la mancanza di dialogo con la famiglia, con la parte che dovrebbe starci accanto il più possibile per sostenerci e incoraggiarci. Di che parere siete? Quando ero all’università i miei genitori sapevano se avessi avuto un esame e quale fosse l’esame in questione. Non perché fossero loro a controllarmi. Anzi! Mi hanno sempre lasciato molta libertà in questo campo. Ero io a parlare con loro, esponevo le mie paure dinanzi ad una materia più difficile o impegnativa rispetto ad un’altra. E poi, mi vedevano studiare: se ero seduta o meno con un libro universitario tra le mani. In ultimo io per prima, una volta sostenuto l’esame, ero così felice che mostravo ai miei genitori il libretto coi voti. Era così bello liberarsi di quel “peso” che volevo condividere la mia gioia con loro. Ma questa purtroppo è un’altra storia.
Francesca Numerati Il mio blog

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