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I nuovi Mecenati Italiani – il business che fa bene alla cultura

29-06-2011

I nuovi Mecenati Italiani – il business che fa bene alla cultura

PATRIMONIO CULTURALE ITALIANO. Secondo i dati pubblicati dall‘UNESCO, l’Italia possiede quasi il 14% dei siti culturali, che corrisponde al 6% del patrimonio culturale mondiale. In Italia arrivano turisti da ogni parte del mondo per ammirare il Cupolone di Roma, la Torre di Pisa, la splendida Piazza San Marco di Venezia, gli Uffizi a Firenze e tante altre meraviglie sparse su tutto il territorio. Per fare un esempio della portata in termini numerici possiamo ricordare i 7,5 milioni di turisti l’anno che visitano le bellezze culturali di Firenze.

 

I TAGLI DELLA POLITICA ALLA CULTURA. I proventi ricavanti dalle visite non sono sufficienti a coprire i costi, così come non lo sono i fondi dello Stato, i quali invece di aumentare sono diminuiti. Se nel 2004 i fondi erano pari allo 0,34, nel 2011 solo lo 0,19% del bilancio statale sarà destinato alla manutenzione dei beni culturali. Si è così creato un problema molto grave. Infatti il restauro delle opere e la gestione dei musei richiedono ingenti somme di denaro, costanti nel tempo.

 

I NUOVI MECENATI. Si torna a parlare negli ultimi anni di mecenati, coloro i quali contribuirebbero fattivamente a protegge le arti e gli artisti. Imprenditori italiani ed associazioni estere come singoli privati, stanziano dei fondi per poter restaurare alcune opere. Diego Della Valle ad esempio ha dichiarato che investirà nel Colosseo ben 25 milioni di euro, mentre la famiglia Benetton si dedicherà a Venezia, stanziando 4 milioni di euro all’Istituzione lirica di Venezia. Dall’estero sono moltissime le offerte d’aiuto che giungono per la salvagurdia del nostro patrimonio artistico. Molte le donazioni da parte di personaggi famosi come ad esempio Mel Gibson e Sting.

 

FIRENZE. Ha beneficiato di cospicui contributi, la Cappella Maggiore di Santa Croce a Firenze che è stata restaurata con 1.300.000 di euro donati dal signor Tetsuya Kuroda. Il denaro per la cappella è giunto all’Opificio delle Pietre Dure, dall’università di Kanazawa, dove insegna il Professor Takaharu Myashijta, professore di storia dell’arte e considerato un po’ il Piero Angela della TV nipponica. Anche il professor Myashijta, ha fatto una donazione: l’intera eredità lasciatagli dai genitori per restaurare le fasce laterali della Cappella Maggiore; proprio dove si trovano alcuni affreschi di Giotto. Allo stesso scopo l’Opera di Santa Croce ha donato altri 1.300.000, mentre il Ministero dei Beni Culturali ha stanziato 250 mila euro. Negli Stati Uniti, l’associazione Friends of Florence ha raccolto e stanziato 165.000 euro per il restauro un Crocifisso, sempre della Chiesa di Santa Croce, opera del cosiddetto Maestro di Figline.

 

INVESTIRE IN CULTURA. Lo Stato farebbe bene a considerare la Soprintendenza del Polo Museale della città di Firenze, una fonte redditizia per il ministero dei Beni Culturali. Solo l’Accademia e la Galleria degli Uffizi registrano proventi per 22 milioni di euro l’anno. Questa cifra viene poi ridistribuita: il 20% ritorna allo Stato per i Poli museali più poveri come Venezia, Napoli e Roma, mentre un altro 20% è destinato al finanziamento dei Grandi Uffizi, in seguito all’accordo tra il sindaco di Firenze e il sottosegretario Gianni Letta sottoscritto lo scorso febbraio. Per tutte le altre opere rimangono solo 800 mila euro l’anno. Al fine di incrementare i contrinuti e gli sponsor il comune di Firenze sta mettendo a punto una lista di opere da ‘adottare’ da parte dei privati. Tra le opere troviamo Il Nettuno del Bernini e il Biancone di piazza di Signoria per il quale servono un milione di euro. Ma sono soprattutto le opere minori ad aver bisogno di trovare chi si prenda cura di loro.

 

NON SOLO IL DENARO. Non basta l’aspetto economico. Occorre tramandare la tradizione dei restauratori italiani, sbloccando le assunzioni all’Opificio Fiorentino. I maestri potranno così trasferire ai giovani la propria importantissima arte.

 

Valeria Granara

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