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Vacanze finite – Malinconici e stressati: la sindrome del rientro in ufficio!

11-09-2011

Vacanze finite – Malinconici e stressati: la sindrome del rientro in ufficio!

Andare in vacanza piace a tutti. Ma tornare in ufficio è traumatico e mette di cattivo umore: è la Post Vacation Syndrome.

Dopo aver trascorso una bella vacanza, aver scattato tante fotografie e comprato simpatici souvenirs, l’ultimo desiderio è quello di tornare al lavoro e alla routine quotidiana. L’ideale sarebbe prendere un giorno in più di ferie, quello subito dopo il viaggio di ritorno, per non subire un vero e proprio choc. In questa maniera, infatti, si guadagnerebbe un giorno in più per carburare ed entrare nell’ottica lavorativa.

Ma spesso questo piccolo accorgimento non è sufficiente. Così ecco i nostri consigli per affrontare al meglio il rientro in ufficio.

Innanzitutto bisogna cancellare le e-mails! Quando tornate dalle vacanze troverete decine o addirittura centinaia di e-mails (spesso spazzatura o comunque vecchie: può darsi che qualche e-mails risalga a quindici giorni prima) pronte ad accogliervi. Non cascateci! Kevan Hall - esperto di management e di gestione delle risorse umane – consiglia di cancellare tutta la posta per limitare la malinconia che colpisce molti al rientro in ufficio.

Più la vacanza è lunga, più traumatico è tornare alle solite abitudini, siano esse lavorative o familiari. Una vacanza lunga, infatti, è una vera e propria rottura con la quotidianità e talora capita che, una volta tornati a casa, non ci ricordiamo alcune piccole cose che fino a due o tre settimane prima facevamo quasi automaticamente.

In vacanza si pensa molto, si leggono cose che normalmente non si leggono, si ricevono input che in altri momenti non arrivano. Inoltre, qualche giorno prima della partenza, molto tendono a fare una lista delle cose da fare o delle iniziative da prendere. In sé sarebbe una cosa molto positiva, ma non lo si può  dire per quest’anno. Il 2011, infatti, è stato segnato dalla crisi economica e quindi, anziché essere espansivi e progettare nuove cose, al contrario si è diventati conservatori, pronti a difendere ciò che si ha per paura di perderlo.

In sostanza, alla depressione da rientro solita va aggiunta l’ansia da futuro.

Le cure tradizionali funzionano meno. Mettersi a dieta, fare subito molto sport, conoscere nuove persone, organizzare un pranzo di rientro in ufficio, fare shopping non risultano più così interessanti né terapeutici.

Attività che durante l’anno ci sembrano normali, ora appaiono insormontabili come, ad esempio, l’idea che i figli tornino a scuola: cambia l’organizzazione quotidiana, ci sono corsi da prenotare, si modificano gli orari e le abitudini…

Stephen Brooks, consulente di management del gruppo britannico Pa Partners, sostiene che i capi impresa dovrebbero dare motivazioni particolari ai dipendenti quando questi rientrano dalle vacanze. Soprattutto in momenti di crisi. In azienda, infatti, la maggior parte dei lavoratori è motivata dalla rilevanza del genere di lavoro che svolge e dall’importanza di quello che fa. Il rientro dalle ferie, però, mette in dubbio queste motivazioni.

Ma come si fa a riconoscere un collega affetto dalla sindrome del rientro? Ecco i sintomi:

  • Irritabilità acuta
  • Stanchezza profonda
  • Difficoltà a concentrarsi
  • Senso di vuoto
  • Insonnia
  • Disinteresse per le persone accanto a noi
  • Perdita di peso.

Questi sintomi possono durare anche a lungo nel tempo e, quindi, sempre più difficili da sconfiggere. A peggiorare le cose si aggiunge il sospetto che il futuro possa essere sempre meno roseo e vengono addirittura messe in dubbio le prossime vacanze.

Un altro consiglio è quello di fare vacanze più brevi ma più frequenti oppure di lavorare un po’ anche in ferie. Ma mentre per la prima soluzione occorrono maggiori fondi liquidi (viaggiare costa, si sa), dubito che qualcuno accolga di buon grado la seconda. Insomma: la vacanza è pur sempre vacanza!

Francesca NumeratiIl mio blog

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